Pensarsi donna

Scritti di Pia Abelli Toti

CONTATTI: piaabellitoti[@]gmail.com

Progetto a cura di Silvia Moretti

Storia Balbiana

 luglio (ante)- agosto (post) 2023

… storia balbiana … nei Generali Stati della fiera Ciociaria sgarbiana? pure? oggigiorno … così passa il convento e non di più …

Racconto di Gottifredo in Arte

Avvenne nell’anno di grazia 2023, venerdì 30 giugno o poco prima, che:

L’Associazione Gottifredo appassionata d’arte, di più ai sommi ‘angoli’, comunica ai suoi accoliti, interni o-e esterni e ai Generali Stati sgarbiani lostraordinario mirabolante estratto.

“ … Dunque, Balbi – lo abbiamo scritto nel post precedente – nasce e viene battezzato il 12 dicembre 1806 nella parrocchia di Santa Maria a Piazza, nel popolare quartiere di Forcella (per chi non lo sapesse, Napule). Ma le fonti ci raccontano di più.  Da un documento del 1830 egli risulta abitare ancora in “vico dei Zuroli 24”, residenza, come già sappiamo, della sua famiglia, che si trova tra via dei Tribunali e via Forcella. Quattro anni più tardi, però, il suo domicilio è indicato, in una dichiarazione, in “Salita San Raffaele 44”.  E qui abbiamo un soprassalto e dobbiamo fermarci, perché questa strada è non lontana da via Santa Teresa degli Scalzi, dove in quello stesso periodo abita Giacomo Leopardi, che a Napoli visse negli ultimi quattro anni della sua vita, tra il 1833 e il 1837.

Non sappiamo a voi, ma a noi è venuta questa idea: che tra il grande poeta delle Rimembranze e il giovane pittore, che sarebbe diventato il mai acquietato nostalgico dell’età passata, ci possa essere stato uno sguardo, un saluto durante le passeggiate che interrompevano le loro solitudini.

La Mostra “Il Corpo e l’idea. La Testa anatomica di Filippo Balbi” non finisce mai di conquistarci con le sue mille suggestioni.”

E Noi ( i Voi) chiamati in suggestione   …  I-DEI-AMO …

Premessa  I

Gli Stati Generali della Cultura, qualcosa nel frattempo era cambiato, nominati da Sgarbi, attiva(t-t)ore della Ciociaria, potente personaggio, neo Sindaco di Arpino, paiono riannodarsiarsi alla Storia di Filippo il Bello e alla sua riforma… con il trio-cuore: nobiltà, clero e borghese amore di …

Infatti si racconta che: Nel Regno di Francia prima della Rivoluzione, l’Assemblea Generale dei rappresentanti dei 3 ordini o Generali Stati (clero, nobiltà e, terza in ordine, la borghesia) fu convocata in prima volta dal re Filippo il Bello, il 10 aprile 1302, nella chiesa di Notre-Dame a Parigi. Notate, ma lo teniamo per dopo, il caso che Filippo il Bello … Filippo il Bello e-o Filippo il Balbi … entrambi ‘grandi’ passarono alla ‘storia’. Il ‘nostro’ un po’ di meno, o solo più contenuta. La Certosa non è Versailles! È vero, le date non tornan proprio, e i francesi son sempre ‘grandi’. E noi pur se diversi che di licenze ce ne prendiamo parecchie, osiamo.

Così ragionando andiamo: Se gli Stati Generali questi sgarbiani fossero come allora intesi, i diversi esclusi oggi dove li mettiamo? La Ciociaria è grande, è terra generosa ospitale. Ha una e forse più Acropoli financo preromane, megalitiche o pelasgiche o mural-pentagonate, qualche rifugio magari tra le forre fiere ci darà. Noi ci fidiamo della antica conoscenza della vita, vista l’attuale, erede del Pontificio Romano Stato Papale e acroccacamente-contemporaneizzata, ammodernata.

E ora a Noi! Agli Alatrensi, chiamati a raccolta per il secondo Filippo, il nostro il Balbi pittore sublime, arciscrutato dal magnum critico ri-scopritore curatore Messer degli InfraRossi il Mario, bene affiancato dal benefattore appassionato di Alatri, ab omnes stimato ad Presidium votato di Gottifredo, Tarquì er Prence, er più Fidato Circondato d’amor in-condizionato, il nuovo sensational racconto ipotizzato.

Concesso rischio, ci concediamo in onore del Balbi e dell’ignoto suo fondo oscuro di corpi intorcinato, capo o Testa Anatomica mummificato. E iniziamo il gioco dell’illusione suggestione, sperando impunita, considerata la superior ragione che detta, anche la suddetta. Magari illusa di riuscita con l’impari partita. Conscia dei presenti tanti maestri d’arte, illustri celebrati nell’intero mondo, me scriteriata priva di arte e parte. Confronto mio con Voi non datur, ben lo sappiamo, però il gioco ci gioca, volenti o no.

Facciamo nostra l’intrigante ipotesi sul Balbi, vissuto nella stessa strada del grande    Leopardi, e su un possibile incontro con tanto Vate. Del resto fatto già l’accostamento del Filippo il Bello anche con il Vate andar si può.  Attraente l’acuta supposizione, che ne diciamo? Che aggiungiamo?  La fantasia rischia di eccedere, forse sarebbe prudente lasciarla alle vecchiette … quelle come me   … vi pare?!

E noi, che figlie siamo, benché da poco accolte, nella magnanima Alatri, beviam beviamo suggestioni ‘culturali’ a tutto spiano, e le accogliamo. Tanto in Alatri, terra ciclopeica, la testa può girare con fantasia e velocità odisseica, anche penelopeica.

Così la suggestione che suggestiona, anche rintrona, forse patisce, ma ci istruisce, mossi dal daimon suggeritore che dice…

Premesso che … le donnette, nei casi di bisognante aiuto, chiedono ausilio persino ai generosi nobili transati nel gottifrediano palazzo in Alatri, in altra forma video espansa rimasti, o diventati ospiti, colì colà acquartierati. Tra quelli antichi cavalieri, prescelto il più gentil ironico fantasma, di surreale arte maestro, chiamatolo in soccorso in detta eccelsa questione, d’impeto suo egli aggiunse, con-fondendosi un qualche po’ nel tempo:

“…  Mah, a chi caspita interessa se il Balbi e il Leopardi si siano incontrati? Boh. Avranno parlato di donne? Di calcio? O Leopardi avrà svelato a Balbi cosa ci fosse al di là della siepe?? 🙄😊”

Aggiornato, contemporaneo anche, si rivelò l’interrogato fanta-soggetto. Ben detto, però! Inaspettato sorprendente d’effetto il commento si presentò.

La vecchierella, rapida colpita, ma più di tanto non stranita, strana di suo già in Alatri finita, facendo agio e agendo sulla psicoanalitichese classica e libera e d’altro riempita istruzione, in sintesi desunta pressopocata si unisce al ragionare imprevisto e interpretante esordisce e vi unisce:

“Proprio così potrebbe essere accaduto! Tant’è che il poverello tutto stranito finì ammattito e l’alatrense Testa Anatomica, furiosamente agito, a volte agitato a volte no, per il futuro amore proprio o improprio onore nostro, con grande lena, e in   tenebrosa piuttosto scura vena pittò … 😉”

In tale modo accadde che il geniale esternatore di incubi suoi fecondi, forse per la perigliosa saliscendente d’onori-ori vita e per il luogo, il suo intricato mondo-fondo, comunque da chiunque fosse ispirato, Michelangelo o Dante scegliete voi, così l’esimio Messer il critico ci istruisce suggerisce, finì in preda e sotto guida di visioni popolate, da popolosi miscredenti popoli, inferni. Così si dice. Contorsioni, composizioni arcimboldesche, pose e intrecci deformi medusoidali imbrogli … Da sonno sogno incubi forse tentò il risveglio, ma quanto e se, sano o ri-sanato, ne uscisse nessuno sa … Finì adoprato ospitato in fraterie farmaco-pie, tra orti e fiori rari e alquanto strani. Preso tra sonno e veglia giocò, o forse no, tra il vero falso e il falso vero di sguardi penetranti, conturbanti, paranoidi-allucinanti percorsi di cerebelli più o meno bene o male impostati, esposti sì, vicini o discosti al limite tra realtà e la sua supposta verità che ben si sa lontana sta da ogni percezione del vero verificato verificabile comunicabile condivisibile, ma … sempre ma …

Di botto, magari no, e qui giungiamo al dunque del nostro tempo, si presenta, finita la straordinaria operazione gottifrediana che concepisce e costruisce il tutto e resta in movimento l’affascinante macchina mo(n)stra che si imporrà in mostra.  L’esito indiscusso eccelso della nostra pre-storia.  A voi narrata oggi, secoli dopo il grande ipotizzato incontro e il finale quadro vero dal FilB (scioglierei: Filippo Balbi) pittato, presto verrà mostrato restaurato miracolato e vita all’aperto in mostra egli ritroverà.

L’azione travolge coinvolge tutto e tutti o quasi, ci avvolge in una storia che nessuno di noi ancora sa … dove e in quale stato reale o para-mentale ci porterà. 

Del resto, il nostro testo, preso da pietà per i lettori, futuri malcapitati visitatori, alcuni tra i più sensibili impressionabili a rischio, tant’è che pure una cingalese aiutante, giovane e forte, disse: ‘oibò! dolore nella capa e caos, ora io ho!, si ferma qua. E io in parte liberata pure se in parte con vantaggio generale da parte mi farò e forse resterò. Forse.

                                                                                                                      venerdì 4 agosto 2023

Premessa II

L’uomo è ciò che fa e pensa. Con ciò si rappresenta, a sé e al mondo. A volte ciò che pressappoco è, a volte ciò che vorrebbe essere o diventare, ma nello scambio tradisce sempre il Sé, letto dall’altro. Nel suo autoritratto, e l’opera lo è sempre, già dichiarato tale, il messaggio primo vale, diventa guida anche dell’ipotetico, desiderio nascosto.

Il gioco, comunicazione, strumento con cui avviene la costruzione mostrerà la sua perizia. Il suo percorso processo di costruzione del suo medesimo pensare. Che diventa pensiero, prodotto del suo ‘processamento’. Diventa l’opera per coloro che la guardano, ricostruiscono, leggono. Qui non si bara, può diventare a volte la nostra bara e inesorabilmente ci trascina con sé al sé.

Ora, immersa da lungo tempo nel vedere sentire parlare de ‘l’anatomica testa’ di messere Filippo il Balbi, pittore inquietato e pure inquietante, per liberarmi dal malefico re dell’inquieto, a me così appare, discorso, mi ritrovai a spostare l’attenzione, forse la memoria stessa cercando appoggio nell’emozione che l’attivò. Merito questo della novella di Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray. Voi la sapete già la triste oscura intricata storia.

Il gioco non perdona, ma ci condona la nostra fissa, se fortunosamente tentando ci avviciniamo a soluzione dell’apparente enigma, che enigma insolubile, con un po’ di salvifica fortuna, poi non lo è. O così si spera che …

Ebbe così inizio una terza storia, né Wilde né i Balbiani narratori, soltanto io la responsabile estenditrice.   Ne nacque una matrice che utile per altri potrebbe diventare. Il metodo non riguarda un solo soggetto, un solo autore, si adotta a tutti o quasi e l’esito darà altro prodotto che ognuno potrà utilizzare persino su di sé. Matrice non tanto nuova, si (si pensi?) pensiamo al processo che ciascuna tavola di Rorschach avvia e diventa prova di quella macchina nascosta della verità che ci rivela, magari soltanto a qualcuno, come persona a volte anche ex nuova.

Ogni figura segno più o meno complicato, attorcigliato, pittato, tavola Rorschach può diventare. Credetemi ve lo assicuro, già lo facevo con le nuvole ed ero piccola. Lo facevo con le pareti bianche, non ero molto più grande, lo faccio con ogni cosa che qualcuno guarda, guardandolo guardare e guardando me. Lecito o no? Io non lo so, ma come si usa talvolta dire ‘per me funziona’. Non è scientifico il procedimento, però il Rorschach vero anche sincero? ci si avvicina, almeno un po’. Non lo dimenticate.

E i fondi del caffè delle antiche donne di ogni luogo e contrada? Più o meno… Ma questo l’uomo era ed è.

Premessa  III

o anche introibo alla terza storia, di quel racconto che chiamerò, poi vi dirò il come fu, Il malcontento.

Giungendo dalle terre del vasto nordico occidentato mondo, quasi turista occasionale e poi stanziale intravocata, scoprendo i cammini benedettini und cistercensi, l’agosto volle che fossi accolta da inaspettata sorprendente  installazione complessa e complicata, parte en fin de siècle passato o pressappoco e parte a latere tecnospecial-effettizzata, nella Certosa di Trisulti, di Collepardo, mondo ciociaro.

Lessi il tanto scritto e ben-esposto critico commento, esperto dettagliato super spezzettato. Colpita, sorpresa dalla curiosa intrigante storia, che apparve ‘vera non vera’ tanto poteva apparire a me ‘fals-vera’.  Si rivelava sconsueta e fosco-umorale se avveniva sul farsi della sera.

Con attenzione ed emozione tese estese si accese la necessità di dare ordine e confine e forse anche mente a quello stato d’animo con narrazione tendente al coerente. Di chi?

Inizio ebbe l’insolito anche per me muto racconto. La ‘malcontenta’ d’emblée tornò alla memoria, chissà perché, veduta ammirata altrove, altera villa collocata in luogo assai diverso, diversa fola era. Eppure si riaffacciava nell’emergente titolo, soltanto? La nota che seguirà, un parvo cenno vi darà, sul genere del titolo che rapido virò nel ‘malcontento’. Scontato l’altrui commento: ‘Stato dell’animo suo, ben sfruculiato, dal genere dettante dentro’.

Da qui il ‘daccapo tutto per la madonna!’ di un mio antico erudito fisico matematico topografo docente esperto, reduce della Julia. Salvò i suoi Alpini soltanto con la bussola, da tutti noi allievi amato, molto stimato. Chiarezza e scioltezza nel linguaggio faceva diventare le formule e i concetti disegni e segni in movimento. Non crebbi in divisione-scissione di umanistica scientifica questione. Il siculo del Tindaro   di fortunati noi maestro diede inizio e voce alla ‘trigonometria’ con ispiranti danteschi versi. Dante può suggerire pluri-ispirate variate-menti in modi molti e diversi, vedenti il mondo e gli uomini con occhi contorti e-o tersi. Esempio di monocorde fissa versione, aggiunta definizione personale mia, però dantesca, seguendo del nostro critico Messer degli InfraRossi il dire, è il Balbi nostro nella Anatomo-pluriabitata-testa.  

L’ora del raccontare il finale racconto è giunta o quasi. La nota che apparirà per ultima sarà la nostra porta. Ve lo prometto.

Al malcontento, per slittamento dalla malcontenta eravamo giunti.  La ‘Malcontenta’, villa straordinaria e fuor del tempo e d’ogni luogo immaginato, veneta è. Costrutto del grande Palladio, di chiara fama architetto, degno prescelto costruttore di ogni grande dama.

Si narra che lì venisse reclusa una men che virtuosa donna-dama. Il fatto è, coincidenza vuole, che lì accanto scorra la Brenta. Fiume al femminile nomato che straripava spesso mal-conteneva le sue piene. Mal-contenuta, la dama-donna-straripante-Brenta.  Contenuta o no nel dopo, contenta meno sicuramente, nessuno sa la vera verità di quella trama.                               

E il Balbi nostro? Chissà … i desideri impuri, vien da pensare, come li rappresentò? Le punizioni temute, fantasticate, in quali terribili gironi le avrebbe recintate? Quali compagni mal-capitati, scorticati, contorti e dannati, nella testa sua, vivente ancora, stretti e muti urlomüchanti sarebbero stati rappresentati?

Il quadro è splendido nel presentare il torbido scuro catturante, di nero circondato  baldacchino, ben intonato con l’orrido deflagrante perturbante tormento. Eppure nessuno pare esserne scosso, nessun cartello  di divieto per i piccoli ‘al di sotto di _’.  Strano vi pare? A me un tantinello almeno, sì.                                                                    

Del resto, i morti chi li vede più?! Dai funerali pure i piccoli sono risparmiati. C’è nel paese un morto? Si uccide, qualcuno muore, si manifesta e dopo? Muore una vita giovane? Restano le targhe, le scritte sui muri a lungo: “Sarai con noi per sempre!” Negato il dato di realtà.   Negate le conseguenze che danno significato alla parola ‘morte’. Negata l’evidenza. Negato l’ucciso morto, mancante ora per sempre. Negato l’uccisore. Nessuno ha ucciso nessuno, se il morto sempre con noi sarà. Di che avere paura? La morte? Il tormento? Nel prima certamente, dovrebbe accadere. Ma tutto è fola, soltanto fola è.                                                                                                           

In-contenuta io stessa diventata? Nella balbiana selva di corpi ignudi e tutti maschi mostrati senza pietà alcuna mostruosi e repellenti, così straziati da fare battere i nostri, soltanto a noi per ora appare, disastrati denti.

Abbiamo perso il filo, la testa anche? L’abbiamo detto l’effetto che può innescare la straordinaria visione. L’opera dell’eccelso pittore, esposta nella Certosa di Trisulti   cistercensense Abbazia, Filippo il Balbi. Opera con straordinaria perizia restaurata da contemporanei, artisti nella loro professione pure loro, che tanto me soltanto ha inquietato. Chissà il mio perché? In me, che usa sono pensare a ‘sorella morte’ sempre o quasi a fianco.   Da qui la storia in parte anticipata, forse non lieta né fedelmente da me documentata, che il Rorschach già nominato con maggior interesse forse, lo spero, ci porterà a interrogare.