INTRODUZIONE
Capitò, all’iniziar dei quarant’anni, che… Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura, ché la diritta via era smarrita. Inferno, canto I: Dante nella selva oscura… Chi mai lo dimentica, se l’ha incontrato? Se l’ha imparato a memoria… sentito citare, utilizzare infinite volte? Ma può esserci una volta in cui, più di ogni altra, ci sono versi che… La cultura, se a portata collettiva, disponibile, accessibile, diventa patrimonio di tutti. E la cultura sta in ciò che tanti ci hanno lasciato, tramandato, insegnato, fatto giungere, aperto ai nostri occhi. Noi vorremmo essere insieme, non possiamo farne a meno. L’arte, la cultura può diventare strumento per tutti, aiuta a pensare: la memoria è chiave di volta nel processo del pensiero. Cos’è la nostra biografia? È memoria? … che a seconda dei momenti, tempi della nostra vita ci mostra, ci dice e dice chi siamo, dicendoci ciò che siamo stati? … ma, parlando dall’oggi, con il noi che siamo diventati. Tutta la nostra strada-vita, fatta facendosi. In quel giorno, all’iniziar dei quarant’anni, svegliandomi mi chiesi, o meglio, mi dissi: “Se morissi adesso, non saprei perché sono venuta al mondo”… E ora, saprei rispondermi? Forse, mi direi “… per essere ciò che oggi sono, oggi… domani un altro po’ ancora”… Lunga potrebbe essere la strada del racconto. Ma, è accaduto che, senza uno scopo premeditato, accostando le tre poesie che inserisco in questa sezione, le abbia sentite parti fortemente restitutive di me, del racconto della mia vita, quasi una sintesi. Si arriva, con la terza poesia, agli anni del risveglio di quel mattino… e poi? Il poi e il prima nella poesia si saldano, si fondono, come accade nello scrivereinversi … Era questo strumento che mi mancava? Direi di no, per quel che ricordo di come mi sentissi prima, nel dopo da cui mi guardo. Di fatto si aggiunse altro. E lo scrivereinversi diventò un modo di essere, di fare, pensare, dire dicendomi a me e agli altri, un modo-mezzo che ora mi accompagna.