Pensarsi donna

Scritti di Pia Abelli Toti

CONTATTI: piaabellitoti[@]gmail.com

Progetto a cura di Silvia Moretti

Discorso per DONNE in CAMMINO

DONNE IN CAMMINO

RICONOSCIMENTO DI MERITO per le alunne delle classi quinte delle Scuole Primarie di Alatri, migliori in matematica                      

Premessa                                                                                                                 

Il riconoscimento attribuito oggi ad alcune tra voi non vuole dire che altre non possano in seguito scegliere e seguire cammini nel campo oggi prescelto: la matematica, le scienze.  Siete in una fase di crescita, di cambiamento, le vostre capacità personali emergeranno con tempi diversi, strada facendo.

Inizio  ringraziando tutti i presenti  

I rappresentanti delle ISTITUZIONI, riferimento e strumento in ogni comunità: il Sindaco dottor Maurizio Cianfrocca _ la Assessora alla Pubblica Istruzione e Politiche Giovanili dott.ssa Simona Pelorossi _ il dott. Antonio Agostini _le insegnanti,  dirigenti  qui presenti, _le alunne indicate per il RICONOSCIMENTO di MERITO in MATEMATICA,    _i familiari che le accompagnano, _ le compagne e compagni che hanno desiderato essere insieme _ tutto il pubblico disposto a condividere questo giorno, dedicato alla intera cittadinanza di Alatri,  _la madrina, la dott.ssa Sara Celani, ricercatrice al CERN (Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare), la fortuna ci ha consentito di avere con noi, prima accompagnatrice in questo percorso iniziatico (la Beatrice di ogni grande viaggio, che abbiamo trovata in casa, lei è di Alatri)               

_la dott.ssa Silvia Moretti, che gestisce la Biblioteca Totiana e tanto altro, senza la cui presenza le mie idee ormai non potrebbero diventare realtà     

_ le giovani del servizio civile della Biblioteca Totiana, parte dell’Associazione Culturale Gottifredo, che condividono il percorso nominato “pensarsi donna” (Valeria, Elisa, Sophia, Yuliia)                                    

_e a tutti coloro che mio malgrado ho dimenticato

Cosa vorrei comunicarvi, in sintesi, in questo evento-inizio-proposta innovativa?

Alcuni dati minimali, recenti, più che attendibili, informano che: Le Scienziate e ingegnere rappresentano il 41% della forza lavoro tecnico-scientifica in Europa, per un totale di 7,7 milioni. Sono dati Eurostat basati sul 2023 e diffusi nella Giornata internazionale delle donne nella Scienza (11 febbraio 2025). La Danimarca e Spagna in cima ai Paesi Ue per donne STEAM, circa il 50%, agli antipodi  Ungheria, Finlandia e Italia con tassi vicini al 30%.             

I dati statistici più recenti dell’ISTAT, per l’istruzione delle scuole pubbliche italiane, a confronto con le altre realtà della UE, confermano  che siamo quasi a fine scala. Con lo scarto a svantaggio della presenza di donne rispetto ai maschi, soprattutto negli ambiti scientifici.  

Conosciamo la nostra storia culturale, la nostra tradizione lente nel cambiamento complessivo. Sappiamo la necessità in tutti i campi di un maggiore investimento generale nell’ambito delle materie STEAM: Science (Scienza), Technology (Tecnologia), Engineering (Ingegneria), Art (Arte) e Mathematics (Matematica).                                                La crescita di conoscenza-scienza, di visioni diverse della vita e delle realtà che il mondo contemporaneo chiede e la vita esige per essere tutelata obbliga a coinvolgere un numero di soggetti allargato a nuovi rematori, non solo i tradizionali maschi. Necessita un campo aperto a tutte le persone adatte, dotate di qualità adeguate in tutte le posizioni e funzioni di produzione, educazione, formazione, progettazione, gestione e ai livelli ai vertici. Se vogliamo tenere a galla la grande barca di Noè, di cui la narrazione racconta, e che la storia mostra navigare sempre con difficoltà nuove sulle rotte della intera umanità. Quanto ho detto potrebbe dare già conto del perché io abbia scelto di sostenere diversamente dal solito, nella fase scolastica iniziale, la componente femminile, con un intervento innovativo. Un segnale di inversione di tendenza.                                              Siamo certe che un incremento di conoscenza-istruzione-formazione professionale possa portare vantaggi in ogni espressione della vita sociale, privata e professionale, nel singolo e nella collettività. Soggetti che mai vanno disgiunti.                                                           

La ‘persona’ che aspira e ha diritto alla vita non ha genere, non ha differenze di provenienza, può avere molteplici possibilità nel  contribuire a favore della sopravvivenza. Sono convinta, appoggiata dai tanti dati e resoconti di conferma, che favorendo all’inizio l’accesso delle bambine alle materie STEAM si possa offrire un vantaggio a tutto l’insieme della società.  I risultati che l’Economia conferma dicono che la differenza di genere non influisce sulla resa dei bilanci.  A supporto di quanto fin qui esposto posso accennarvi anche a ciò che viene chiamato  human capital. Quel patrimonio in più che i figli di coloro   che sono istruiti a un buon livello ricevono e mantengono rispetto ai meno fortunati. Un patrimonio più consistente se entrambi i genitori sono istruiti. Tanti i libri e altro usati come fonti, oltre all’esperienza professionale e di vita  accumulata, sempre chiedendomi:” Perché interessa così poco o quasi niente a istruiti o no, il tema che riguarda il come è fatto l’uomo? Sul come si muova il corpo, l’insieme mente, nel processo che poi chiamiamo ‘pensiero, azione, comportamento’?                                             

Il greco e il latino, sempre di pochi, non bastano più.  Forse un tempo bastavano, lingue di un numero ristretto di ‘sapienti’ quando le conoscenze erano assai più ridotte. Oggi le conoscenze sono tante e diverse, da molto tempo. “Chi insegna a pensare?” sapendo come si sviluppi e si dipani il processo del pensiero, secondo le conoscenze di cui oggi possiamo disporre.

Alla luce, con tinte oscure, di tanti avvenimenti acutizzati negli ultimi tempi, come può aiutarci la conoscenza-scienza, senza separazioni di campo?    Violenza, guerre, sopraffazioni, cancellazione di patti, diritti, anche alla vita, per singoli e per interi popoli .                               

Ci sono modelli umani relazionali taciuti, diffusi, persistenti che agiscono sia tra maschi che tra maschi e donne. Anche tra le stesse donne. Tra chi si sente forte e chi è i condizion di debolezza. Tra chi decide di avere ‘le carte giuste’ e altri no. Temi non affrontati alla radice, non dichiarati, se non tra pochi. Tragicamente prevale la regola del più forte. Regola di un modello conosciuto come rapporto tra dominanti e dominati.   Tutti travolti nello stesso tragico gioco. Dominati e dominanti, le due grandi categorie che si alternano a volte in tempi lunghi altri brevi, in luoghi più o meno diversi. Nella vita privata   presenti più di quanto si pensi, nonostante livelli di istruzione e di stato sociale elevati.                                                                                                                

Che fare per le donne?  Diventare dominanti, come i maschi, tra cui il modello domina? Consapevoli che il capovolgimento di ruolo perpetuerebbe lo stesso tragico scontro. Vittoria della ‘vendetta’. E l’esito nel tempo? E se l’aumento in conoscenza-scienza attraverso lo studio, la competenza, il lavoro, ci venisse in aiuto? Sia per costruire strategie di difesa, sia per diventare capaci di conoscere gli esseri umani nei loro segnali positivi e negativi in tempo. Tentando di ridurre il rischio estremo, la fine della specie.

Giova definirsi e viversi come fossimo inevitabilmente vittime, sempre tra i dominati, in quanto genere, fa parte della condizione umana del femminile? Chiedere rispetto, riconoscimento di ‘diritti’, senza forza, senza mezzi per sostenere la richiesta, giusta pretesa, con quale risultato? Sentirsi o farsi chiamare ‘chief o boss o capo’ e non accorgerci di essere soltanto a servizio di un qualche maschio, ‘chief o boss o capo’, capace e uso a farci rivestire, qual sua copertura, tale ruolo? È questa la  soluzione?                                

Se il livello di conoscenza-scienza istruzione consentisse di intravedere nuove e soluzioni e strategie diverse da quelle finora usate? Non certo per continuare il gioco del ‘vinca il più forte’, in forza fisica o denaro o armi o perverse menti ai vertici. La conoscenza-scienza, attraverso l’istruzione, è sempre un mezzo di difesa, di prevenzione, anche di attacco, in caso di bisogno.

Mio padre diceva:” Voglio che i miei figli imparino a parlare e a scrivere, come quelli che hanno studiato, per sapersi difendere.” Era un uomo forte che considerava i figli tutti uguali, senza differenze di genere.  

Alla mia età e con la mia storia posso dirvi: La conoscenza che é la scienza, aiuta la vita di tutti, del mondo. Diventa un metodo, è ordine, non entropia (che è il disordine) con cui è sempre in equilibrio precario. La conoscenza non ha separazioni tra mondo scientifico e umanistico, come per un lungo tempo non fortunato è avvenuto, porta con sé tutti i linguaggi, mostrando uno spartiacque tra chi è nato nella scissione o senza. Le scuole dovranno tenerne sempre di più conto.  

Tutte le conoscenze scientifiche ‘nuove’ sono necessarie per capire l’uomo, il mondo, il cosmo, conosciuti sempre poco. Parlano di ipotesi (una condizione valida, se verificata da molti, finché non è smentita) costruzione sempre da verificare, non di verità assolute.

Anche la guerra, per essere meglio compresa, chiede acquisizioni di scienze nuove. E’ un fenomeno, una condizione legata a profondi tratti della storia naturale umana. Ma non essendo una pulsione primaria (come la fame, la sete e il sonno) la guerra e la violenza potrebbero diminuire (secondo uno psicologo cognitivo molto noto, forse anche ottimista). A suo avviso l’aumento della ‘femminizzazione’ nel mondo, intesa come entrata partecipativa delle donne, potrebbe portare una diminuzione della violenza. Egli si basa sulla vocazione tradizionale alla protezione della prole, alla crescita dell’empatia, unitamente sempre alla spinta indispensabile universalizzante della ragione.

Ora et labora è stato un grande motto, da non dimenticare. La conoscenza che è scienza e arte, contiene e attinge a ogni sapere. include le dimensioni dell’ora et labora, intese come meditazione riflessiva e messa in opera. La manualità implica l’immaginazione, la pre-visione dell’opera a cui si tende. Consente uno sviluppo del pensiero, del progettare e del fare insostituibili, non raggiungibili per strade che ignorano questi stadi procedurali.  

Buon viaggio, piccole e grandi donne di Alatri, sempre.                         Sentitevi così, è vero! Lo siete e lo sarete. La vita vi darà tutto ciò che la sorte e le vostre qualità vi consentiranno di raggiungere.                      

 Con tutto l’affetto che il mio augurio oggi vi porta.

Pia Abelli Toti

Nota _

Alle insegnanti presenti, da estendere alle colleghe e a coloro che  vorranno. Potremmo insieme progettare l’avvio di un gruppo di formazione tra insegnanti. Personalmente sono disposta a fare da guida per un primo anno, segnalandovi i libri recenti che ho letto e che considero molto ricchi di contenuti attualmente necessari. Una prima esperienza che vi renda a vostra volta formatrici, in grado di segnalare e accompagnare in un iniziale percorso formativo, valido sia all’interno che fuori dalle scuole in cui insegnate.