Il mio nome è Pia Abelli Toti, nasco a Trieste il 24 febbraio 1941. Vivo tra la bassa friulana e il medio Friuli. Faccio la spola tra Udine, Trieste e Roma, finché a Roma resto. Per più di cinquant’anni. Dagli anni ’90 sarò con Gianni Toti, seconda unione per entrambi. Manca Gianni e tutto ciò che ha accumulato insieme al rimasto di Marinka Dallos Toti pittrice, pone il problema: “Dove metto, conservo e come offro il tutto?” Nasce La Casa Totiana, via Ofanto,18- Roma. Tra i fondatori ci sarà, da me chiamato, Tarcisio Tarquini, di Alatri.
Continuo è il mio interrogativo, da sempre: “Come pensa l’uomo, che vive così male, con tanto dolore, molto più di quanto a volte mi è apparso dovuto alle contingenze?” Programmo affinché tutto ciò che possiedo e che mi è stato affidato sia usato per comprendere, sperimentare, tentare di pensare il nuovo, ex-novo. Nuove vite-vie per l’uomo. Il pensiero serve a questo. Se l’arte “è facitura di cosa mai creata”, spesso recitava Gianni Toti, il fare arte potrebbe favorire un pensare abilitato anche per costruire diversi modelli più adatti alla vita umana. Abbiamo bisogno di processi nuovi, percorsi nuovi, strumenti nuovi, spalle di giganti che ci hanno preceduto e noi non abbiamo usato, per traguardare più in là.
Passano gli anni, si apre altro tema: “A chi lasciare il tutto, disposto a proseguire nel disegno totiano nostro?” Chiamo, dopo ricerca e riflessione, Tarcisio ancora. Sente i suoi pari in Gottifredo. Rispondono di sì. Continueranno il progetto, conservando anche ‘il pesante dono’. Avviene lo spostamento, con camion pieni. Nel contempo mi consento un intervallo esplorativo con un rientro al nord. Non vivo senza libri, senza interlocutori al mio pensare mobilitati. La Biblioteca è anche la mia casa tipo, in cui mi riconosco, che mi offre il necessario riparo. Luogo in cui da lungo tempo io trovo pace. Non sono nata in una casa uguale, ma i libri sono stati sempre il sommo desiderio. Gli unici dell’inizio erano tre: cucina, messa e l’altro su Trieste, in tedesco, avuto da un soldato in ritirata. Se fosse arrivato vivo, nulla di suo, dei suoi avrebbe più trovato. Insieme al libro, anche un porta candela sacro costituiva il lascito. La luce è necessaria all’uomo. Compiuto il tempo del ritorno al nord, risento Tarcisio, per valutare se vicino alla Biblioteca Totiana potessimo trovare anche la mia casa. Fortuna fu benigna e volle che il disegno diventasse realtà. L’Acropoli si svelò alleata sacra, con lei la sorte favorevole. Ora mi ritrovo qui, cittadina di Alatri. La storia è semplice. Il filo guida fin dall’inizio agì. Amici e scelta mia prima i libri, fin da bambina. Forte si rivelò le fil des livres.